JAZZ MAGAZINE NR.37

Nati dall'incontro tra il chitarrista Stefano Savini e il contrabbassista-arrangiatore Stefano Ricci, i NoPop debuttano con un cd che scivola via da sotto le dita adunche del critico analitico... Sarebbe facile liquidarli come "romagnoli erranti sulle tracce di Amarcord alla Nino Rota", ma il soffio di Massimo Zaniboni nei sax e di Gian Maria Matteucci nei clarinetti, il lucido insistere di Guido Facchini al pianoforte e il drumming vivo di Mauro Gazzoni, oltre al proporre dei leader, meritano di più. L'attenzione che si pone ai sani frutti della terra, al radicato patrimonio popolare, alla fresca e insostituibile magìa dell'imprevedibilità, alla ricchezza dell'obliquità. Alla poesia della sincerità, come già scrivevano nel 1867 su Edouard Manet: "Oggigiorno l'artista non dice 'venite a vedere opere senza difetti', ma 'venite a vedere opere sincere'." Sostituite "vedere" con "ascoltare", please. (l.t.)

Translation:

NoPop are born after the meeting between guitarist Stefano Savini and double bassist-arranger Stefano Ricci; the debut album is slipping out of the fingers of the analitic critic... It would be easy to get rid of them saying they are "coming from Romagna, going around following the traces of amarcord on the way of Nino Rota", but the blowing by Massimo Zaniboni in the sax and Gian Maria Matteucci in the clarinets, the sharp insistance of Guido Facchini at the piano and the alive drumming of Mauro Gazzoni, in addition to the proposals of the leaders, deserve more. The attention paid to the sane earth fruits, to the radicated popular background, to the unreplaceable magics of unpredictivity, to the richness of obliquity. To the poem of sincerity, like in 1867 it had been written about Edouard Manet: "Today the artist is not saying 'come to see a defect-free masterwork', but ' come to see sincere works'." Just replace "see" with "listen", please. (l.t.)