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Stefano Pastor
Uncrying Sky


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7. Siena
8. Fine grains and sand

Musica e versi di Stefano Pastor

Stefano Pastor - violino
Giancarlo Schiaffini - trombone
Giorgio Dini - contrabbasso
Damiano Rotella - batteria



A volte ritornano, verrebbe da dire.

A volte in questo mondo molto autoreferenziale che Ŕ il jazz italiano si trova qualcuno che guarda intorno a sÚ, e si interroga sul mondo che lo circonda. Si chiamava impegno, una volta. Lo praticavano in tanti.. Erano i tempi in cui Gato Barbieri "cantava " Emiliano Zapata o l'Art Ensemble di Chicago veniva assunto come emblema della lotta del proletariato dei ghetti neri.

Poi la moda pass˛. Come scrisse qualche anno fa Marcello Piras le masse che una volta tumultuavano per l'AEC oggi si agitano per i Manhattan Transfer (essendo pi¨ "update" si potrebbe parlare anche di Giovanni Allevi...).

Molto significativo quindi, chissÓ che i tempi non stiano cambiando, che nell'anno appena passato siano usciti ben due dischi ispirati a Pasolini: l'omaggio dichiarato fin dal titolo di Stefano Battaglia (l'ECM "Regarding Pasolini") e questo "Uncrying Sky",di Stefano Pastor, un improvvisatore molto interessato ai legami fra musica e poesia, alla sintesi dei linguaggi artistici diversi. Un opera intrisa, fin dalla prima pagina del booklet, di umori pasoliniani.

Un disco engagŔ, un disco manifesto, "una critica pessimistica di un mondo oramai incapace di trovare un senso al di lÓ del denaro e del materialismo". Un disco dove ogni brano Ŕ accompagnato da versi scabri, sofferti (Una tenebra angosciosa / sradica a forza /ogni residua certezza). Certo, guardare a Pasolini ed alla sua feroce critica della modernitÓ Ŕ anche in qualche modo guardare al passato. E l'atmosfera che si respira nel disco Ŕ spesso quella della vecchia, gloriosissima, insuperata "Liberation Music Orchestra" di Charlie Haden.

E' la ritmica dei bravissimi Rotella e Dini a riportare a quella sfera emotiva, Ŕ l'inesauribile arte improvvisativa di Giancarlo Schiaffini, il suono del violino di Pastor, dichiaratamente ispirato alla lezione dei grandi sassofonisti ("Non desidero suonare il violino come i grandi violinisti jazz ma suonare la musica di Trane, Bird, Ornette" ha dichiarato).

Un grande modello, quindi, rielaborato e rivissuto con grande forza ed emotivitÓ, con rigoroso sforzo di originalitÓ. e sincera ansia di comunicare

Certo: di una proposta del genere si pu˛ discutere. Potrebbe essere tacciata di velleitarismo ed anche di passatismo. Se anche cosý fosse sarebbe sempre pi¨ interessante e rispettabile di tanti esercizi stilistici che si sentono in giro. Sui quali non c Ŕ proprio niente da discutere.
Marco Buttafuoco per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 16/03/2008

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