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CHARACTERISTIC PITCHES featuring
ROBIN EUBANKS
“MULTITUDE”
Silta Records
2010
Daniel Rosenthal
(Tromba)
Rick Stone (Alto Sax)
Robin Eubanks (Trombone) –
Eccetto tracce
2,3,5,9
Lefteris Kordis (Piano)
Greg Loughman (Contrabbasso)
Paolo Lattanzi
(Batteria)
1.
Illusions
2. The Transversality of
Thoughts
3. Action and
Reaction
4. Out There (On The
Streets)
5. A White
Page
6. Neglected
Potential
7. The Need for Essence
8.
Slowly
9. Gliding
Away
10. So Many Puppets
Around
11. Common
Nonsense
A tre anni di distanza
dall’ultimo album “Night Dancers” prodotto nel 2006
dalla Silta Records, il batterista e
compositore maceratese (ma da anni trasferitosi a
Boston) Paolo Lattanzi continua la sua
esperienza con questa casa discografica
proponendo un nuovo interessante
progetto: un live in studio di sicuro
livello, in linea con il “credo” sperimentale
dell'etichetta creata da Giogio
Dini, nel quale il
batterista si propone
come band leader, compositore ed arrangiatore.
La performance può vantare anche l’eccellente
partecipazione, in sette degli undici brani, di
Robin Eubanks , tra i migliori
trombonisti della scena statunitense e membro stabile
del Dave Holland’s
Quintet.
Difficile definire in un genere
univoco il complesso sound che scaturisce dal vivace e
fluido interplay del sestetto: si passa
attraverso il bop ed il mainstream, ma
anche per le sonorità del Miles Davis
degli anni ’60, modernizzate e rielaborate con una base
armonica energica e innovativa. Registrato dal vivo a
Boston, il disco sembra risentire dell’influenza di
questa area culturale degli Stati Uniti,
jazzisticamente feconda ed
eclettica.
Fin dal brano introduttivo ,
“Illusions”, emerge la complessità degli arrangiamenti e
dei fitti dialoghi eseguiti negli oltre settanta minuti
dell’album. Eubanks plasma delle fluide
evoluzioni tecniche in un irrequieto duetto con il sax
di Rick Stone; a
sostenere la trama vi è la solida ritmica
composta dalla batteria e dall’estroso basso
di Loughman. Costante sullo
sfondo il pianoforte di Kordis che
disegna un coinvolgente assolo dai parametri estetici
rapidi e vigorosi prima del vivace finale in
controtempo, in cui Lattanzi esegue
contrappunti energici notevoli. Stessa intenzione
anche in “Action and Reaction”, brano mosso da una
viva attenzione alla coerenza e all’ impegno della
sperimentazione intesa come sicuro punto di riferimento
della ricerca da parte della
band.
Maggiormente concreto “The
Transversality Of Thoughts”, in cui dopo un iniziale e
plastico interplay di sax-alto e tromba è il solo
Rosenthal ad eseguire
con vibrante virtuosismo il tema
principale.
In “A White Page”
Kordis esplora le atmosfere
cromatiche con sicurezza esecutiva
definendo con grande pulizia sonorità eterogenee, prima
distese e poi incendiarie, divenendo lo strumento
portante dell’intera
performance.
In “The Need For Essence”
si passa attraverso difformi cromature timbriche, tra
temi pastosi e aspri, tesi e delicati, con movimenti a
volte sospesi a volte terzinati, in cui la band cerca di
eseguire solo le note basilari, quelle
“essenziali”
dell’arrangiamento.
Il brano conclusivo, “Common
Nonsense”, è un sinuoso dialogo tra i fiati e la sezione
ritmica, che si sviluppa da toni morbidi e plastici fino
a scaturire in un finale energico, quasi espressionista.
Ancora una volta Kordis è l’unico,
insieme a Lattanzi, ad essere sempre
presente in ogni battuta riuscendo a disegnare degli
impasti sonori dinamici ed elastici davvero
convincenti.
L’album si presenta come un
ottimo lavoro compositivo ed improvvisativo nel quale,
sapendo variare con misura tra la filologia e
l’estemporaneità, questo valido ensemble ha saputo
esprimere un sound esteticamente vibrante e raffinato,
fresco e ricercato allo stesso tempo. L’approfondimento
del nucleo espressivo del tema appare sempre rigoroso,
nell’intenzione di presentare idee avanzate, sottili ed
essenziali, talora introverse ed estremamente
concentrate, armonicamente giocate sull’ambiguità delle
voci intermedie che si spostano di continuo, alterando
volutamente la struttura accordale del tema.
L’ispirazione artistica è di caratura non facile, venata
di profondità timbriche evidenti soprattutto nei momenti
improvvisativi più radicali e più convincenti: il
dialogo sonoro esce dunque dalla tradizione per creare
“distonie” parallele, le stesse che danno vita ad una
sorprendente continuità
espositiva.
Paolo Lattanzi
dà prova delle sue notevoli doti tecniche e
ritmiche dirigendo la band in ogni brano, accompagnando
e disegnando con maturità ed equilibrio le partiture per
un quintetto dalle capacità esecutive davvero
indiscutibili.
Andrea Valiante
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