CRAIG TABORN
JUNK MAGIC (Thirsty Ear)
 
GUSTOSO Questo pianista e tastierista, che si fa ammirare enormemente come partner di importanti leader, da Tim Berne a Steve Coleman a Susie Ibarra, non convince ancora nelle produzioni a suo nome. Qui il suo progetto è ambizioso perché basato sulla scrittura (la sua) e sulla ricerca attenta (disciplinata) di originali combinazioni timbriche. C'è anche un clima sonoro (di derivazione extramusicale, si direbbe: cinematografica o letteraria) che si ritrova in tutti i brani, ed è quello del mistero, della magia. La miscela musicale mette in primo piano gli echi di certo rock «progressivo» con componenti psichedeliche e alla base il post-jazz di Taborn stesso, di Mat Maneri alla viola, di Aaaron Stewart al sax tenore, di David King alla batteria. Un brano capolavoro, Bodies at Rest and in Motion, e 6 fascinosi e preziosi bozzetti nati dalla preoccupazione di descrivere un'atmosfera, da seduta spiritica. (m.ga.)
 
AA. VV.
SWING TANZEN VERBOTEN! (Proper Records)
 
IMMENSO Questo cofanetto di quattro cd colma finalmente un vuoto storico, non soltanto musicale: il jazz durante la seconda guerra mondiale nei paesi occupati dalle truppe naziste. Si sono dette molte cose, talvolta a sproposito, sulla consistenza del jazz europeo tra il 1939 e il 1945 e ora il centinaio di brani antologizzati mostra come il regime di Hitler da un lato piegasse lo swing a fini propagandistici (il gruppo Charlie & His Orchestra, a cui è dedicato il cd 2), dall'altro fallisse in Francia e Belgio (cd 4), Olanda, Norvegia, Danimarca (cd 3) e nella stessa Germania (cd 1) nel contenere le spinte creative dei jazzmen locali che, attraverso i ritmi sincopati, esternavano l'avversione verso la dittatura, il razzismo, la violenza bellica. (g.mic.)
 
CARLO ACTIS DATO, GIORGIO DINI
OUT! (Siltarecords)
 
GUSTOSO Non si pensi che questo cd sia una performance solistica «accompagnata» di Carlo Actis Dato ai sassofoni e al clarinetto basso nel corso di 9 appassionanti brani. Le parti di contrabbasso di Giorgio Dini sono meno appariscenti, ma in molti punti le sue brevi introduzioni o le sue brevi punteggiature assumono la funzione di «guida» del progetto dei 2 musicisti. Libera improvvisazione su schemi originali preparati fifty-fifty. E densità emozionale, umori forti. Il suono di Actis Dato è così pieno, sanguigno, da destare invidia per la visione del mondo da cui sembra nascere. Nel fraseggio tiene la cantabilità come risorsa e, forse, come ideale e la sviluppa nella direzione free, la fa uscire nel grido, ma è vitalismo irrive´rente non angoscia espressionista. Dini lo sollecita, lo commenta, sempre in modo parco. E la musica va. (m.ga.)
 
ANATROFOBIA
TESA MUSICA MARGINALE (Wallace Records)
 
IMMENSO Furenti e dolcissimi, spietati e capaci di abbandoni lirici: una sottile linea rossa di magnifica schizofrenia sonora attraversa le opere del gruppo. Questa è la quinta prova in studio, ed il titolo è davvero un buon programma. Tesa musica marginale, e non per dire: se riuscite a immaginare un limbo sonoro dove le note classiche contemporanee contano quanto le esplosioni hardcore, dove il fantasma di Albert Ayler viaggia assieme a quello di Robert Fripp, siete a un passo da questa musica fatta di brividi e rigore, di pentagrammi scritti e composizione istantanea. Il trio di base ora incorpora stabilmente il fagotto di Alessio Pisani, spesso elettrificato, e la chitarra elettrica geometrica e furiosa di Roberto Sassi (Cardosanto): un gioco di timbri unico. (g.fe.)
 
PAOLO BONFANTI
IO NON SONO IO (Sciopero Records)
 
GUSTOSO Paolo Bonfanti è uno dei chitarristi più scaltriti della Penisola: non c'è trucco che non conosca, per far funzionare uno di quei brani blues rock che sembrano esercizi di stile, e invece stile ne richiedono davvero. E originale. Forse stufo di troppi viaggi nelle terre che il blues rock ha originato, Bonfanti se ne esce con un mini cd che è una perla preziosa: testi in italiano e in genovese, un rock'n'roll a duemila all'ora, una storia che sembra scritta dal Dylan di Blood on the Tracks, un blues notturno e criptico che sembra uscire dal canzoniere di Jorma Kaukonen, uno shuffle che smuoverebbe i morti, e per chiudere Baixin-na di Natalino Otto, straniata come si deve. Roba tosta: non un tentativo, c'è solo da imparare. (g.fe.)
 
BOXSTEP
BACK ROADS (Homesleep Records/Sony)
 
GUSTOSO I Boxstep sono in sette e vengono da Pittsburgh. La loro musica è spiazzante, si muove lungo le coordinate polari del rock e dell'indie-pop, tuttavia non disdegna rapide virate verso territori country, folk, introspettivi. L'artwork del loro secondo album ha una grafica modesta, fortunatamente i contenuti compensano le carenze estetiche. I Boxstep sono bravi: le loro ballate hanno il pregio di suggestionare l'intimo, grazie ad un uso sapiente del cantato su due voci. Il disco è composto da 10 brani: 5 lasciano il segno al primo ascolto, gli altri aggiungono sostanza piuttosto che limitare lo scenario. Canzoni come The End of the Road Is Cecil, PA, Red Leaf e Foreign Cinema sono deliziose - piccole perle indie. (f.ca.)
 
LUCA BUI
DI PAROLE E NOBILI INTENTI (Stranisuoni)
 
SUONABILE Prendendo un pochino a prestito la voce e le sonorità di Mario Venuti, Luca Bui si presenta sorprendendoci per come un giovane autore possa ancora emozionarsi a definire il proprio lato femminile, a dare voce a quella dolcezza che spesso è zippata nelle sonorità aggressive. Quindi Luca Bui c'azzecca con questa sua opera prima e lo fa da provetto professionista, lasciando un cd ricco di spunti e di particolari della sua anima. E' ovvio che tutto scorre per il proprio senso interiore ma se segnaliamo questo lavoro è perche Bui è una presenza in un mare di proposte, di «amici» «defilippi», «grignani» e imbalsamati venditori di sentimenti. (m.ra.)
 
GIORGIO CANALI
GIORGIOCANALI&ROSSOFUOCO (La Tempesta/Venus)
 
GUSTOSO Terza prova sulla lunga distanza per il meccanico del suono Giorgio Canali. Il disco, al primo ascolto, comunica ottime sensazioni e mostra l'autore in buona forma: rispetto al passato mette in evidenza una migliore padronanza della voce, lascia fluire le parole come se non avesse niente da perdere. Siamo nel campo del rock più burbero, quello che non accetta compromessi e che guarda solo di sfuggita al pop. Sotto il profilo tecnico, interessanti gli arrangiamenti di quasi tutti i brani e di Rime con niente in particolare; il suono è omogeneo, le chitarre taglienti al punto giusto, le liriche, cariche di si´gnificati, fanno riflettere. In Precipito compare anche il basso di Gianni Maroccolo. Un lavoro davvero eccellente. (f.ca.)
 
 
 

n. 33 del 21 08 2004

 

ULTRASUONATI
da: marcello bellan, mauro carli, francesco casuscelli, jessica dainese, guido festinese, simona frasca, mario gamba, gian paolo giabini, luca gricinella,guido michelone, alessandro michelucci, marco ranaldi

home il giornale on line

COLOSSEUM
TOMORROW'S BLUES (Temple Music)
 
SUONABILE I meno giovani ricorderanno sicuramente i Colosseum di Jon Hiseman, autori di un jazz-rock grintoso che ci ha lasciato dischi pregevoli, come Valentyne Suite. Negli ultimi anni il gruppo inglese è tornato a calcare le scene con la formazione originaria. La tecnica strumentale e la voce possente di Chris Farlowe sono ancora ineccepibili, ma certi brani convincono poco: è il caso di Leisure Complex Blues, oppure di Come Right Back, un blues piuttosto incolore. Più interessante il pezzo che intitola il disco, col sax di Dick Heckstall-Smith che si produce in un bell'assolo finale. Interessanti ma non eccelsi i due strumentali composti da Dave Greenslade (Arena in the Sun e The Net Man). La conclusiva No Demons ricorda certi rhythm'n'blues degli anni Sessanta. Molte reunion si rivelano fallimentari, mentre questa merita la sufficienza, anche se da un gruppo così blasonato è lecito attendersi di più. (a.mic.)
 
CONFERENCE CALL
SPIRALS. THE BERLIN CONCERT (482 Music)
 
GUSTOSO Terzo album in quattro anni per il collettivo berlinese formato da Ullmann (ance), Stevens (p.), Fonda (cb.), Schuller (perc.). Dopo Final Answer (Soul Note) e Variations on a Master Plan (Leo) l'aver registrato dal vivo con la propria etichetta autogestita, conduce Ullmann e compagni verso ulteriori libertà inventive. Tuttavia, pur non dimentichi della frei musik tedesca degli anni 70, i Conference Call appaiono improvvisatori meno assatanati, grazie al recupero di pattern melodici o addirittura di forme canzonistiche e stilemi jazz, soprattutto all'interno di cinque lunghi brani: eloquenti al proposito i venti minuti di Dreierlei o i quindici di Comeuppance. (g.mic.)
 
THE ETERNALS
RAWAR STYLE (Aesthetics)
 
GUSTOSO E' un disco molto urbano, estivo e ballabile, lultimo di The Eternals, band formata dagli ex-Trenchmouth Damon Locks, Wayne Montana, e Tim Mulvenna. Nella loro musica confluiscono i più diversi stili musicali, dal funk al rock, il dub, l'electronica, il jazz, il reggae e la dancehall, ma il risultato non è per niente un minestrone, anzi il tutto suona molto compatto ed accattivante. Da avere anche solo per la notevole traccia d'apertura, la nervosa High Anxiety, e per il groove rilassato di Silhouette. (j.da.)
 
MIKE LADD
NOSTALGIALATOR (!K7)
 
IMMENSO In Nostalgialator si alternano pop, rap, punk, spoken word, musica contemporanea e blues, mentre gli accenni a soul e funk, spesso elettronici, appaiono inevitabili. Il dichiarato intento, sarcastico, è quello di fornire musica per tirare avanti piena di rimandi al passato. Il risultato invece non è altro che il suono di Mike Ladd, in cui i vari generi trovano omogeneità grazie alla sua voce, duttile ma inconfondibile. L'eclettico musicista dice che la sua in fin dei conti è «black music» e che, date le sue origini, non potrebbe fare altro; ma con questo album ribadisce prima di tutto la sua attitudine intellettuale per la musica, la stessa che lo rende un autore imprevedibile e assolutamente vigile dell'età presente. Parlare di lui come un rapper/poeta, la doppia veste per cui è più conosciuto, ormai è solo un'approssimazione. (l.gr.)
 
LOOPHOLE
SKETCH SHOW (Daisyworld)
 
GUSTOSO Un nuovo progetto di glitch pop e indietronica, pensato tra America e Sol Levante, che fa tesoro della lezione, in particolare, di due artisti; David Sylvian e Brian Eno. Il primo sembra essere citato più volte in una versione nipponica e mistica (quella della colonna sonora di Merry Christmas Mr. Lawrence, ad esempio) pensata davanti a un laptop. Il secondo viene rielaborato alla luce di dischi come Taking Tiger Mountain (il più deragliante verso il pop). La rielaborazione dei dati sonori suddetti, nei brani strumentali non riesce (a parte per i tappeti sonori disturbanti che rimandano a gruppi tedeschi come Oval o Microstoria). Ma in quelli dove entra in campo la voce, Loophole sfoderano melodie che farebbero invidia ai migliori songwriter di indie folk di oggi. (g.p.g.)
 
THE MEKONS
HONKY TONKIN' (Quarterstick Records)
 
GUSTOSO Meritava davvero la ristampa questo classico di The Mekons, uscito originariamente nel 1987 e ultimo disco cow punk (country-punk) della band prima della svolta guitar rock. The Mekons: un branco di loser da Leeds (come i loro compagni Gang of Four), di punk strambi, di intellettuali visionari, di anticapitalisti risoluti, di ostinati socialisti (furono coinvolti pure nello sciopero dei minatori inglesi). Militanti, ma con un sense of humor. Da quest'album aspettatevi canzoni buffe, malinconiche o tormentate, che parlano di politica, vita urbana, amori infelici e crimini, cantate con passione e cuore. Nel booklet, oltre ai testi delle canzoni, una bibliografia di libri consigliati dalla band (Angela Carter, Engels, Shelley). (j.da.)
 
MISATO MOCHIZUKI
SI BLEU, SI CALME (Kairos)
 
GUSTOSO 3 partiture per ensemble, un trio (flauto basso, clarinetto e violino) e un duo flauto e pianoforte. Alla traccia numero 1 la scrittura strumentale arriva dalle tecniche elettroniche del trattamento del suono e esamina la natura e i suoi misteri. Poi, in successione, l'esperienza del soggiorno nello spazio di 20 cosmonauti che diventa uno studio sul sistema di rotazione complesso, la chimera della mitologia greco-romana dentro una musica techno acustica e il pensiero di Roland Barthes applicato alla frammentazione sonora e alla fotografia sonora. Misato Mochizuki è nata a Tokyo nel 1969. Ha studiato pianoforte e composizione nella sua città e frequentato i corsi di informatica musicale all'Ircam di Parigi. (m.ca.)
 
MYSTERY GIRLS
SOMETHING IN THE WATER (In the Red)
 
GUSTOSO «Se non lo faccio io, chi lo fa più sentire il blues in tutto il mondo?». Forse lui, B.B. King, neo-eletto ambasciatore del blues, non lo sa che la «sua» musica conosce nuove entusiasmanti prospettive grazie alla spinta di alcuni giovanissimi musicisti come i Mystery Girls. Gli fa eco Space Casey G., armonicista leader di questo quintetto del Wisconsin, «i bianchi suonano bene il blues», e non è difficile immaginare che sta pensando alla sua band come ad una naturale filiazione degli Stones, classe 1964-66. Ma nel frattempo ci sono stati gli Oblivians, perciò lasciando scivolare la puntina del piatto alla seconda traccia Tossin' and Turnin' e poi al debordante Blues in G converrete che la vena garage-rock and roll (Autumn Turns to Fall, Circles in the Sand, Footsteps, Private Parade) è più di un capriccio che si contende a testa alta lo spazio nel cuore della band che batte giù nel Tennessee, dove Mystery Girls è sinonimo di Mystery Train. (s.fr.)
 
 
ORBITAL
BLUE ALBUM (Orbital Music/Family)
 
GUSTOSO Il disco blu: nel senso dei «diavoli blu», quelli che intorbidano le carte del destino tra i bluesmen. A questo devono aver pensato i gloriosi Orbital. La premiata ditta trance & elettronica di buon gusto chiude, dopo 15 anni di lavoro spalla a spalla fra Paul e Phil Hartnoll. Il fatto è che con un canto del cigno così ci sarebbe da augurarsi altri crepuscoli: perché il Blue Album è una lezione asciutta ed elegante di cosa si possa fare con le macchine. In quella lezione infinita che parte dai minimalisti, transita fra i kraut rocker, approda all'oggi passando per la On the Run floydiana riveduta e corretta. Ospiti inclusi, in gran spolvero: la voce degli Sparks, archi dal gran respiro, una immensa Lisa Gerrard che no´bilita i nove minuti finali di One Perfect Sunrise. (g.fe.)
 
PARTITA RADICALE
ROMANIA TODAY 3 (Intersound)
 
GUSTOSO L'ensemble tedesco Partita Radicale spazia senza problemi dalla musica scritta a quella improvvisata. Ma la caratteristica che lo rende insolito nel panorama degli esecutori «colti» è sicuramente l'intensa collaborazione con i compositori rumeni nata nel 1993. In questo cd presenta 4 lavori. Da segnalare Le quasi infini di Irinel Anghel e Uroboros II di Doina Rotaru. Prima il surrealismo dentro un'estetica esotica che la stessa Anghel definisce di tendenza tra i giovani compositori del suo paese. Poi una partitura strutturata quasi orchestrale con un'infinità di variazioni microscopiche e timbri delicatissimi. (m.ca.)
 
PASSAGE
THE FORCEFIELD KIDS (anticon.)
 
GUSTOSO Dagli States un disco che a tratti sembra voler coprire il «vuoto» lasciato dai Beastie Boys dell'ultimo disco (così lontano dai suoni «phat» e rumorosi di Check Your Head), che si colloca chiaramente nell'area indie hip hop (per l'uso non solo di rime rap ma anche di soluzioni «cantate» con una voce che sembra un Perry Farrell più visionario) ma che, con le sue strampalate ballate indie pop a suon di phat beat, con la ricerca di ritmi distorti in linea con produzioni disturbanti come quelle di Atari Teenage Riot e quell'energia rock alla Beastie Boys di cui si diceva sopra, riescono a suonare originali, diversi, godibili in ogni passaggio. (g.p.g.)
 
RENATO SELLANI
PER UMBERTO BINDI (Philology)
 
IMMENSO E' morto Umberto Bindi e il grande coro dei soliti corifei di regime non ha mantenuto l'impegno di tenere nella memoria corruttibile degli italiani la sua indispensabile opera. Pochissime tracce, rare e sincere come questo cd interpretato da Renato Sellani, in cui recupera tutto quel pianismo raffinato che solo la musica di Bindi può dare. Sellani lo fa con l'eleganza che lo distingue e distilla accuratamente tutte le note sofferte, amate, lievi dell'anima di Bindi. In questo viaggio si lascia affiancare da Gianni Basso, Enrico Rava e Tiziana Ghiglioni partendo e chiudendo su quella triste e irripetibile voce di Bindi. Torna tutto su, torna la memoria della dolcezza dell'autore più definito del secolo andato, restituito con onestà, con l'anima di quella notte che è propria di Bindi e nella quale ancora è possibile ritrovarlo senza salutarlo con un «arrivederci ma con un vero «ciao». (m.ra.)
 
SIXTOO
CHEWING ON GLASS & OTHER MIRACLE CURES (Ninja Tune/Spingo)
 
GUSTOSO Noto in precedenza come The Sebutones, insieme a Buck 65, il nostro ha collaborato con Sage Francis, uno dei nomi più in vista del giro hip hop bianco degli Usa. Questo nuovo album, di per sé di difficile definizione, suona come un oggetto strano anche nel catalogo della Ninja: un compresso spigoloso e acido di rock/jazz e psichedelia in cui ben poco c'è di suonato e il più è frutto di campionamento. Bene allora, gran lavoro di taglia e cuci che dissimula appieno le proprie fonti. Ospiti Damo Suzuki dei Can e membri dei Godspeed You! Black Emperor. Un disco dove elettronica, po´strock, psichedelica, krautrock e hip hop si scontrano in maniera sorprendente. (m.be.)
 
TARBOX RAMBLERS
A FIX BACK EAST (Rounder)
 
IMMENSO E' solo il secondo capitolo in studio per i Ramblers capitanati da Michael Tarbox, ma la classe è da cinquantenni scafati. Un suono desolato e immenso, con i singhiozzi di un violino spolpato, un contrabbasso, la chitarra minimale del leader che, di suo, ci mette una voce a mezza strada fra Nick Cave, le sferze dei 16 Horsepower, la cupezza dei Morphine. La musica? Un rock blues così scheletrico e dylaniano, occasionalmente ingombrato da country noir e gospel da far gridare al miracolo. Un piccolo mira´colo: quello di una musica data per spacciata mille volte, e mille volte rinata con creature sgraziatamente colte come queste. (g.fe.)
 
CRISTINA ZAVALLONI
WHEN YOU GO YES IS YES! (Felmay)
 
SUONABILE Basta ascoltarla in una versione molto personale, e molto pensata per il suo Open Quartet, di Youkali di Weill-Brecht per capire che Cristina Zavalloni è una cantante eccelsa. Non basta questa sua prova insieme alle altre dieci del concerto tenuto a Utrecht il 12 aprile 2003 per ritenere che l'eclettismo moderato esalti le sue doti più di quanto non le limiti. Lontana da tempo dalla free music e dall'improvvisazione per un vero e proprio dissenso che lha portata a uscire dal Collettivo Bassesfere di Bologna - ma in questo Open Quartet opera egregiamente uno dei maggiori esponenti di quel Collettivo, il pianista Fabrizio Puglisi -, Zavalloni mostra qui la cura della pronuncia vocale e dell'«espressività» lasciando un po' in ombra la sublime sventatezza che è in lei, la voglia di giocare con la voce e con il suono più che con le canzoni. Gioca benissimo con la sua Afro Tin-Tin, dove il ricordo dell'avant-jazz è forte, gioca modestamente con Le soleil et la lune di Trenet e con Il ballo del mattone di Canfora/Verde (e Rita Pavone), ma omaggia le canzoni, non se stessa. (m.ga.)