JAZZ REVIEW  ISSUE 58 | JULY 2004 - page 32

Il sassofonista Ŕ maggiormente noto ma Dini merita la prioritÓ nell'elogio, alimentando queste improvvisazioni riccamente melodiche con rimbombanti ostinati, dolci riff in minore e alcune ispirate escursioni armoniche.

Il titolo leggermente old-fashion, e uno sguardo alla strumentazione vi potrebbero far pensare a Dolphy e Ron Carter. E' evidente l'influenza di Ornette Coleman e Charlie Haden. L'introduzione al contrabbasso che introduce il brano che titola l'album Ŕ una re-interpretazione dell'ornettiana "Law Years", mentre la parte solistica di Giorgio sul delizioso "Gaspacho d'Estate" ha una forte somiglianza con "Song for Che" di Charlie.

Il legame con Dolphy Ŕ segnalato appena Carlo dispiega il suo clarinetto basso sul brano di apertura. Sceglie sax tenore e baritono per la maggior parte del resto del CD, continuando a preferire un registro basso e risonante, al punto da trovarmi talvolta a pensare ai duetti "Low Life" di Peter Brotzmann con Bill Lawsell. Ma basta con le analogie soggettive. Queste sono idee forti e melodiche, interpretate liberamente e intelligentemente da due tecnici formidabili che non subordinano mai l'espressivitÓ alla mera tecnica.

Un commento sul suono. L'album, che mantenendosi al di sotto dei 39 minuti ha la durata perfetta per un disco di improvvisazioni, Ŕ anche una sorta di mezzo promozionale per le "Sound Station" della Puma, che assomiglia a un grande frigorifero. Queste conferiscono un sound piuttosto neutro ma assolutamente acustico che probabilmente necessita di un po' di manipolazione al banco mixer. Sia sassofono che contrabbasso sono potenziati il giusto.                                                                                                                BRIAN MORTON