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apparentemente l’idea non è originale: si prende una celebre
composizione di musica classica e si reinterpreta in chiave jazzistica.
Uno dei primi a farlo con successo fu Jacques Loussier nel 1959 con
Bach; poi, con alterne fortune, ci hanno provato in tanti, tra cui da
ultimo Uri Caine con Schumann, Mahler e Bach versante Goldberg
Variations. Enzo Orefice, pianista e autore degli arrangiamenti di
questo disco, decide invece di partire da un frammento tematico (“Per
Elisa” di Beethoven, “Andante in sol M” di W.A. Mozart, lo “Studio
op.10 n.3” di Chopin ad esempio) che poi sviluppa con improvvisazioni
di stampo prettamente jazzistico, trattando cioè i temi prescelti alla
stregua di veri e propri standard. Detto della bravura
tecnico-espressiva dei quattro interpreti - al leader si aggiungono
Luciano Ciaramella (sax tenore), Vittorio Pepe (basso elettrico), Ivo
Parlati (batteria) - non si può fare a meno di notare che spesso il
frammento prescelto è completamente avulso dal resto dell’esecuzione,
da cui lo separano atmosfere, ritmi e almeno centocinquant’anni di
storia (della musica e non). Paradigmatico l’esempio della “Danza
ungherese n°5” di Brahms trasformata in un funky degno degli Steps
Ahead, ma in cui l’intro e il finale fanno rimpiangere una qualunque
versione filologica. Resta la piacevole impressione fornita dal gruppo,
dotato di un groove incalzante e trascinante, capace di improvvisare in
maniera sempre varia e interessante. (Danilo Di Termini)
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