29/11/2007
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Orefice, in un cd dieci brani tra classico e avanguardia


Cos'è uno standard jazz? Un brano classico, tradizionale, che entra nella storia e nelle scalette di ogni musicista. «Night and day», oppure «Take the A'train» di Strayo suonata da Duke Ellington, sono pezzi immortali e spunti straordinari per una jam session. Ma classici sono anche i pezzi del repertorio sinfonico e operistico, gli interludi, le sonate, da Bach a Schubert a Beethoven. L'idea di mettere insieme i due concetti: la traccia per l'improvvisazione e la memoria di un brano classico, è alla base di Old standards, l'ultimo cd di Enzo Orefice (edito dall'etichetta indipendente Silta records). E già l'ironico titolo dice tutto dell'ispirazione dell'operazione. Il pianista irpino, animatore di festival e rassegne musicali, promotore culturale poliforme, questa volta si misura con una decina di pezzi non esattamente facili. Accompagnato da Luciano Ciaramella (sax tenore), Vittorio Pepe (basso elettrico) e Ivo Parlati (batteria) mette in scena con il suo piano i pezzi riarrangiati che ha evidentemente imparato a conoscere e studiare a fondo nel corso dei suoi studi classici. Ne viene fuori una rispettosa rielaborazione di cose come l'elegante e rigorosa suite inglese in la minore di Bach, il divertito andante in sol minore di Mozart o una versione di "Per Elisa" di Beethoven dagli accenti metropolitani, fino al quasi funk della danza ungherese di Brahms. Orefice non nuovo alle sperimentazioni, ha realizzato negli anni scorsi altri progetti di interesse come quello con la JP band, "Le note richiamano versi", un cd che contaminava la poesia con la musica su testi di Domenico Cipriano e con Enzo Marangelo: anche allora, versi e coloriture jazz diedero frutti eccellenti. g.c.

Il pianista Enzo Orefice