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Silta – SR0604
Luca Lo Bianco
La Scomparsa di Majorana


1. Intro
2. Un'andatura Quasi Incerta
3. I Ragazzi di Via Panisperna
4. Inganni e Ritardi
5. Lipsia 10/1/1933
6. Thanatos
7. Senso Comune
8. La Disintegrazione di un Atomo Radioattivo
9. Per Non Più di Tre Giorni
10. Alfonsina y el Mar

Claudio Gioè, Rosario Tedesco - actors
Ferenc Nemeth, Mimmo Cafiero, Massimo D'aleo, Fabrizio Giambanco - drums
Gianni Gebbia, Gaspare Palazzolo, Orazio Maugeri - sax
Giorgia Meli - voice
Francesco Guaiana - guitar
Mauro Schiavone - piano
Luca Lo Bianco - acoustic & electric bass, electronics

All compositions by Luca Lo Bianco, except 10, by Ramirez/Luna



È un lavoro composito, "La Scomparsa di Majorana" di Luca Lo Bianco, uno di quelli dalle molteplici letture, a più livelli. Intanto il progetto in sé individua un soggetto per certi versi inquietante, ossia la scomparsa del noto fisico catanese, quello del gruppo romano di ricerca soprannominato i "Ragazzi di via Panisperna". Secondo una certa interpretazione, intuendo le potenzialità devastanti della ricerca nucleare che insieme al suo team conduceva – «Nella Scienza che maneggiava e calcolava, nella Scienza che portava, poteva aver visto, intravisto, previsto, qualcosa di terribile, qualcosa di atroce, un'immagine di Fuoco e di Morte» –, il fisico avrebbe fatto perdere le proprie tracce. E infatti un altro livello di lettura è quello del dialogo immaginario fra Majorana ed un altro intellettuale siciliano, Leonardo Sciascia, autore del libro a cui il contrabbassista palermitano si è liberamente ispirato per il suo cd: i testi letti dagli attori Rosario Tedeschi e Claudio Gioè sono tratti da questo volume, da lettere autografe di Majorana e da citazioni stralciate dai documenti dell'indagine condotta da Sciascia. E poi ovviamente il livello musicale, anche questo plurimo: dei temi intriganti, sbilenchi e dondolanti armonicamente ed anche ritmicamente vari, e siccome Lo Bianco è fine jazzista, pregnanti sono le improvvisazioni che li arricchiscono. Come quella del suo contrabbasso in Inganni e ritardi, o l'altra dell'amico Guaiana, con la sua filamentosa chitarra, in Lipsia 10/1/1933, uno dei brani più articolati e capaci di trascinare ed accompagnare l'ascoltatore nei suoi vaneggiamenti circa la misteriosa fine del protagonista.

Le strutture risentono legittimamente del concepimento da parte di un contrappuntista, le cui punteggiature infatti sono sempre molto in evidenza, permettendo di seguire l'evoluzione e soprattutto gli umori delle vicende storiche e quindi delle varie narrazioni compositive. Suggestive le ambientazioni ritmiche evocate dalle percussive batterie dell'ungherese Ferenc Nemeth, che in connubio con Lo Bianco riesce a stabilire un'intesa di rifinita eleganza ritmo-melodica: ne è esempio Thanatos, nell'intro ed in coda. Il disco vanta la presenza di fiatasti fra i più versati in circolazione, con Maugeri al contralto, e Gebbia e Palazzolo che proprio in Thanatos intrecciano le loro voci strumentali – rispettivamente contralto e tenore – in un excursus dal taglio free, a trasmettere tutto lo sgomento che i presagi di morte dovettero suscitare in Majorana. E Lo Bianco si distingue pure al basso elettrico nelle dosate cavalcate insieme alla chitarra ed alla batteria in Senso Comune.

Narrazioni compositive, si diceva, quasi tutte del titolare, tranne l'ultima, la celebre Alfonsina y el mar, di Ramirez/Luna, per la struggente voce di Giorgia Meli, sostenuta soltanto dal corposo contrabbasso. Molti altri i musicisti coinvolti – fra cui un meditativo Schiavone al piano di Per non più di tre giorni –, per i quali rinviamo al booklet del cd, presentato a Berlino all'interno della manifestazione "Eine sizilianische Metaphysik. Ettore Majorana und Leonardo Sciascia: zwischen Wissenschaft und Literatur".
Ma ciò nulla aggiunge alla buona prova discografica del contrabbassista, in leggero equilibrio fra jazz moderno e tematiche radicate nel territorio: il che non sempre è facile.
Antonio Terzo per Jazzitalia




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Data ultima modifica: 13/06/2007

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