| Recensione
pubblicata il 31 03 2010 |
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Libertà di Vittorio
LoConte
Il titolo dato al disco ci
riporta subito agli sessanta ed alla famosa incisione di
Ornette Coleman, che segnò una nuova era della musica
jazz. Qui manca la batteria, non si tratta di un doppio
quartetto, tuttavia è lo stesso un´opera radicata in quello
spirito. Sia nei titoli, la cui prima lettera costruisce la
parola freedom, letta in verticale, sia nella musica, che non
lascia spazio a organizzazioni ma solo all´ispirazione
estemporanea. Eccoli quindi carichi di adrenalina ad
improvvisare in collettivi orientati su una direzione precisa,
molto individuali nei suoni che tirano fuori dagli strumenti,
voci originali che non si lasciano amalgamare da mode o
spettative alcune. Radicali, se si vuole, nella scelta di
campo, ma non lo era Ornette Coleman allora (e lo è
ancora oggi)? Insieme al leader Stefano Pastor al
violino ci sono l´inglese George Haslam al sax baritono
ed al tarogato e Claudio Lugo al sax soprano ricurvo,
impegnati in dialoghi serrati in cui c´è sempre ad ogni
istante qualcosa da raccontarsi. La sezione ritmica è presente
a metà, con il solo Giorgio Dini al contrabbasso,
protagonista assoluto (e coproduttore insieme ad
Haslam). La musica free continua ad esistere, forse
perchè la libertá è un sogno invocato in ogni epoca ed allo
stesso tempo veloce ad essere messo da parte. Sembra quasi un
anticorpo pronto a spuntare quando ce n´è bisogno. Meglio
ancora, quando, come qui, il livello artistico, al di là del
genere, si mantiene a livelli piuttosto alti. |
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