Paolo Lattanzi Group
Night Dancers

Silta Records - SR 0603 - 2006

Paolo Lattanzi: batteria
Nikolay Moiseenko: sax alto, sax soprano
Aurelién Budynek: chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra fretless
Pau Terol: pianoforte, organo
Marco Panascia: contrabbasso, basso elettrico

Night Dancers


Night Dancers è una strana combinazione di tradizione, groove e sperimentazione. Innanzitutto, la formazione. Una line-up composta da musicisti di provenienza geografica diversa, ma tutti caratterizzati da una particolare apertura linguistica e strumentale; la composizione stessa del gruppo che propone come strumenti solisti il sassofono, la chitarra e il pianoforte, ai quali vanno aggiunti i colori introdotti dall'organo e dalla chitarra fretless.
Night Dancers affronta la tradizione filtrandola attraverso elementi contingenti e necessari. Si diceva della diversa provenienza dei cinque musicisti: il quintetto si forma in America dove i cinque si trovano per studiare al Berklee College of Music. Si avvertono i cinque linguaggi diversi, cinque stili che si mescolano tra di loro e con il linguaggio della tradizione, come si è sviluppato negli Stati Uniti.
Si sente la spinta ad unire lo swing con un'idea ritmica più aggressiva, l'intenzione di creare il groove prendendo spunti ritmici da direzioni differenti. Al lavoro sulla ritmica, si aggiunge il contributo di Marco Panascia, con il contrabbasso e con il basso elettrico, che si fa pulsante e suadente, a seconda delle circostanze. Il fatto che la formazione sia guidata da un batterista si evidenzia nella scelta di giocare, dove possibile, sui tempi e sui ritmi, con una particolare attenzione ai cambi di ritmo. Altrimenti, il batterista difficilmente cerca di emergere sul resto del gruppo (a parte forse il finale di In a dark room) e si comporta da misurato bandleader.
Le composizioni proposte da Paolo Lattanzi spaziano con coerenza dalla ballad, al mid-tempo, ai ritmi più sostenuti e offrono un buon terreno per gli assolo e per le diverse espressioni dei solisti. La strana combinazione di cui si diceva, passa, come è ovvio, anche attraverso la scrittura e la disposizione dei brani: consideriamo May, il brano che chiude il lavoro, un visionario unisono di chitarra elettrica e sassofono, con l'organo a sottolineare e dare una ulteriore vena psichedelica. Ma nel corso del disco si miscelano e si accostano sensazioni, unite, all'interno dello stesso brano, da passaggi repentini quanto logici oppure da una crescita corale e distribuita nei vari elementi della musica.
La particolare vena compositiva di Lattanzi, attenta a ispirazioni diverse e alla gestione di situazioni particolari, emerge nella stesura e nello sviluppo dei brani più contenuti, nei quali riesce a disporre con maggior misura gli elementi e a dare il giusto respiro alle diverse sezioni del brano e alle voci dei suoi solisti.
L'incrocio dei tre solisti, infine. Un aspetto particolarmente significativo del disco è la composizione del suono che vengono a creare Nikolay Moiseenko, Aurelién Budynek e Pau Terol grazie al rispettivo utilizzo degli strumenti. La pronuncia particolare nel linguaggio jazzistico mette in risalto la provenienza di ciascuno e la residenza negli Stati Uniti. Le diverse combinazioni degli strumenti usati, la direzione di volta in volta, acustica, semi-acustica ed elettrica, rispondono alle necessità della scrittura, ma anche alle necessità espressive dei tre. Peraltro, e potrebbe apparire paradossale, vista la contestuale presenza di chitarra e pianoforte, le armonie sono spesso suggerite piuttosto che condotte con evidenza: la scrittura di Lattanzi utilizza i tre strumenti come se fossero solamente solisti e le armonie si costruiscono grazie alla partecipazione dell'intero gruppo.
Il lavoro sui suoni fatto dai tre musicisti, soprattutto nella versione elettrica, ci consegna un ensemble che lavora sulle tante tradizioni, sulle molteplici storie musicali che si sono espresse nel ventesimo secolo. É un'idea sonora che mette in relazione possibilità e utilizzi differenti dei vari strumenti, delle diverse storie musicali dei cinque.
Si possono leggere particolari influenze ed ispirazioni nelle composizioni e nel modo di suonare e di interpretare, ma non è questo un cruccio fondamentale per Night Dancers. Il lavoro del Paolo Lattanzi Group mette in evidenza un'intenzione discreta e mai eccessiva di esplorare un terreno personale, senza strafare nel voler essere originale, senza cadere in inutili cliché. Lattanzi e i suoi musicisti tengono ben presente la tradizione - lo swing, le necessità della ballad, il piacere di esprimersi secondo il canone del jazz - così come inseriscono naturalmente elementi particolari.
Una particolarità del disco è la lunga pausa, quasi venti secondi, che separa il quinto brano dal sesto, a metà del cd. Forse un caso, forse un richiamo all'estetica del vinile, con la separazione netta delle due facciate del disco...

 

Translation:

Night Dancers is a strange mix of tradition, groove and experimentation. First of all the setup of the group: an ensemble composed of musicians coming from different geographic backgrounds, but all characterized by a significant linguistic and instrumental openness; then the combination of the soloing instruments, sax, guitar and piano to which other colors are added by the organ and the fretless guitar. Night Dancers meets the tradition filtering it through contingent and necessary elements.

The quintet gets together in America where the five individuals studied at the Berklee College of Music. You can recognize each different language, five styles that blend together with the language of the tradition, as it developed in the US. The intention to unify the swing with a more aggressive rhythmic idea is clearly hearable: an intent to create a groove by picking rhythmic concepts from different sources. On this purpose the contribution of bassist Marco Panascia is significant, on upright and electric basses, shifting from pulsating to lyrical depending on the circumstances.

The fact that the group is leaded by a drummer is highlighted by the choice to play, whenever it is possible, with time and rhythm, focusing especially on meter changes. Otherwise the drummer rarely seeks to emerge from the rest of the band (maybe with the exception of the end of In a Dark Room) and performs as a measured bandleader. The compositions proposed by Paolo Lattanzi coherently explore different fields, from the ballad and the mid-tempo up to faster paces, and offer a good setting for the solos and the different ideas of the soloists.

The strange mix I mentioned is also reflected in the compositions (obviously) and the order of the tunes on the disc. Let’s consider May, the tune that closes the work: a visionary guitar and saxophone unison, with the organ in the background to add an extra degree of psychedelics... but there are different feelings following each other in the course of this disc, they chase one another in the same track with sudden (although logic) changes, or develop through a well distributed growth of the various elements of the music.

Lattanzi’s singular approach to composing, ready to follow different inspirations and to handle different situations, emerges with the more reflective tunes, where he locates the elements in a particularly measured fashion and successfully gives breath to the different sections of the composition as well as to the voices of the soloists.

Last is the amalgamation of the three soloists. A particularly significant aspect of the CD is the creation of the sound that Nikolay Moiseenko, Aurelién Budynek and Pau Terol build with the use of their instruments. Each individual “pronunciation” of the jazz language brings to light both their background and the experience in the United States.

The different combinations of instruments, the acoustic, semi-acoustic or electric setups, respond to the needs of the composition and to the individual expressive necessities of the three. Besides (and considered the presence of a guitar and a piano this could sound paradoxical) the harmonies are often suggested more than stated: Lattanzi’s writing uses the three instruments as they were exclusively soloists. The harmonies are often constructed thanks to the participation of the whole group.

The work done on the sounds by the five musicians, especially in the electric version, delivers us an ensemble that commit to the several traditions and to the multiple musical stories that developed in the twentieth century. Their idea puts in relation different uses of various instruments and the five stories of the musicians.

You can sense specific influences and inspirations in these compositions and in the way the band plays, but this is not a main concern for Night Dancers. The Paolo Lattanzi Group shows a discrete, never exceeding, intention to explore a personal ground, without overdoing in the attempt of being original, never employing useless clichés. Lattanzi and his musicians praise the tradition – the swing, the necessity of a ballad, the pleasure to express themselves through the jazz idiom – but they also naturally add other atypical elements.

A particularity of the album is the long rest (almost twenty seconds long) that separates the fifth track from the sixth, in the middle of the CD. Maybe it is a coincidence; maybe it recalls the aesthetics of the vinyl, with the separation between the two faces of the disc…


Fabio Ciminiera - Jazz Convention Year 2006