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Kathodik Best Release




Artista: Two Bands And A Legend

Titolo: 'Two Bands And A Legend’

Label: SmallSound SuperJazz

Dopo un magnifico ep di debutto, “Sounds Like A Sandwich”, tornano con un primo full lenght gli artefici di Two Bands And A Legend: super combo sperimentale che racchiude il jazz-core dei The Thing, la stazza da maestro free di Joe McPhee e il narcotico garage-blues dei Cato Salsa Experience.





Paolo Lattanzi Group 'Night Dancers

(Silta Records 2006)

E’ il disco d’esordio del quintetto multinazionale capitanato dal batterista maceratese Paolo Lattanzi, eccellente strumentista autore di tutti i brani, accompagnato dal contrabbassista catanese Marco Panascia, dal pianista spagnolo Pau Terol, dal chitarrista francese Aurelien Budynek e dal sassofonista russo Nikolay Moiseenko. Tutti i componenti della band sono diplomati alla prestigiosa Berklee School of Music di Boston. Quindi, per tutti, preparazione accademica e assoluta padronanza dei rispettivi strumenti.
Si parte con Cicerchi’s Wanderlust, annunciata dal basso, immediatamente seguito dall’esposizione del tema da parte del sax. Ma l’originalità sta nella scelta di affidare, insolito in un brano d’apertura in cui ci si aspetterebbe il fuoco aperto del sax, il ruolo predominante proprio al contrabbasso, che si produce subito in un assolo fluido e coeso, presto sostenuto dal puntillismo del pianoforte. Indubbiamente, un incipit che non può non farsi notare.
Un ostinato ritmico secco e perentorio introduce il groove di Just A Story, con il sax di Moiseenko che ricama arabeschi sulla borderline tra jazz e rhythm’n’blues, concedendosi anche qualche sortita energica. Sospesa e sognante, forse uno dei migliori momenti dell’album, è 14/2, una ballad fumosa e onirica, il cui clima umbratile è enfatizzato dal basso suonato con l’arco. Note lunghe, tenute, poi la chitarra sparge un carillon che si apre improvvisamente in un momento più dinamico dettato dal percussionismo del leader, che si stempera poi nella riesposizione del tema da parte del sax soprano che porta a conclusione il brano. Contrariamente a quanto lascerebbe presagire il titolo, In A Dark Room ha un inaspettato sentore jazz-rock alla Brand X, forse un po’ manierato ma logico continuum nella scaletta del disco. Si distingue il sax contralto di Moiseenko che apre la strada a Lattanzi che si produce in un assolo ben congegnato seguito dal bubbling bass di Panascia.
Ancora un episodio pacato e crepuscolare con When It Doesn’t Matter, con il tema affidato al piano e alla chitarra di Budynek, seguiti dal sassofono alto. Senza dubbio il quintetto dimostra di muoversi con gusto ed eleganza sui tempi lenti. La ballad cede il posto a Other Lands, dal groove sghembo ed originale: al tema del sax si alterna il piano, con un assolo vibrante, melodico e sostenuto; una pacata chitarra elettrica copre successivamente, senza strafare nonostante la leggera distorsione, il brano con un soprabito impertinente. La title-track è l’ennesima ballad, con il contralto ad esporre il tema seguito da una nitida chitarra fortemente bluesy, che lascia di nuovo posto al sax sostenuto dalla batteria leggermente più pulsante in 4/4.
Il brevissimo brano seguente, Four Years Gone, è ancora una ballata con il canto del sax, appena energizzata dai piatti del leader verso la fine. Un groove di basso drammatico e insistente ci introduce nell’atmosfera impressionistica di Fairy Tales To A Child, dai colori piacevolmente trasparenti e acquerellati con sapienza, una vetrina per tutti i solisti che si producono in assoli perfettamente bilanciati in quello che, oramai è evidente, è il loro terreno di coltura preferito; verso la metà il pezzo si anima, come per l’appunto l’evolversi di una favola, grazie al soprano e alla batteria, seguiti dal basso e dalla ripresa finale del tema. Un pezzo veramente molto bello. Il disco si conclude con May, introdotta da un basso pulsante e marziale, contrappuntato dalla chitarra, che lasciano il posto ad una sortita sognante del sax. Ancora la chitarra con note secche e lievemente distorte, che si produce in un assolo rockeggiante (ma sarebbe meglio dirlo jazz moderno) concluso con una serie di glissandi che cedono nuovamente il posto al sax che, assieme alla batteria e alla chitarra, porta a conclusione un disco che, tra manierismi di mainstream moderno e squarci di originalità melodico-armonica, uniti ad un gusto per gli arrangiamenti a dir poco perfetto, si pone come un’ottima prova d’esordio di un gruppo da cui ci attendiamo ulteriori validi saggi.

Aggiunto: November 8th 2007
Recensore: Paolo Cruciani
Voto:
Link Correlati: Sito ufficiale Paolo Lattanzi
Hits: 30
Lingua: italian

  

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