Paolo Lattanzi Group - 'Night Dancers'

(Scorrere in basso per la traduzione in Italiano)

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Published: 12/12/2006 - 15:23:01 PM

Paolo Lattanzi
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This latest release from the excellent Italian label Silta features the thoughtful compositions of drummer Paolo Lattanzi in a selection of intriguing original pieces. The album was recorded in Massachusetts and I suspect that Lattanzi is now actually based in the USA and is/was a student at the famous Berklee College of Music in Boston.

Lattanzi leads a quintet featuring Nikolay Moiseenko on alto and soprano saxes, Aurelien Budynek on guitar, Pau Terol on piano and organ plus Marco Panascia on acoustic and electric basses. There is some fine ensemble playing from the group throughout the album and some fine soloing from the individual members in a well-balanced programme.

The opening "Cicerchi’s Wanderlust" features the meaty, resonant tones of Panascia’s double bass in it’s opening bars and is a feature for both him and the talented pianist Pau Terol. Taken at medium tempo this is an excellent start.

"Just A Story" is more angular and funky and serves as a vehicle for Moiseenko’s dry biting alto. Lattanzi’s drums give dynamic support without resorting to the obvious rhythms.

14/2 is a ballad with dark edges. Panascia’s rich arco bass is followed by Budynek’s taut acoustic guitar. Moiseenko’s keening soprano weaves in and out of the piece and Lattanzi’s economic support and light cymbal touch show the subtle side of his playing.

"In A Dark Room" is less distinctive than what has gone before .It is a little too close to slick seventies style fusion for comfort with it’s smooth alto licks, electric bass and funk rhythms. However, it changes tempo in the middle of the piece and Lattanzi provides an interesting interlude led by the drums.

"When It Doesn’t Matter" is a return to ballad mode with Terol’s beautiful acoustic piano introduction emphasising the importance of the space between the notes.

Budynek’s relaxed unhurried guitar probings are true to the mood of the piece and Lattanzi’s delicate brushwork and Panascia’s low register bass add appropriate support. Moiseenko again slides in and out of the proceedings providing necessary punctuation and sometimes taking up the melody line.

"Other Lands" is as exotic and adventurous as it’s title would suggest. Terol takes a wry, slyly funky acoustic piano solo before Budynek takes the chance to rock out on electric guitar. Utilising unusual effects and signatures this is one of the outstanding solos on the album. Lattanzi and Panascia give excellent support, blending muscularity with subtlety.

The shifting metres of the title track provide an attractive showcase for Budynek and Moiseenko as the rhythm players wrestle with the complexities of the piece. However for the listener it’s a relaxing and pleasurable experience.

"Four Years Gone" is a brief vignette but the quintet fit a lot into a minute and a half! There is an attractive melody courtesy of Moiseenko and some great ensemble playing from the rest of the group.

The episodic "Fairy Tales To A Child" is arguably the album’s outstanding composition .It builds slowly in intensity through solos by Terol, Budynek, Moiseenko and Panascia. There is a shifting, cinematic quality to the music that maintains the attention.

The closing "May" has something of a blues feel with Terol on organ. However, it goes through more dynamic and stylistic changes than the average blues. Budynek once again cranks up his guitar and is the main soloist, again showing his rock influences. Lattanzi drums up a storm behind him. Moiseenko’s solo is more laid back but saxophone and guitar finally coalesce to bring the tune and the album to a rousing conclusion. "May" is one of the album’s better tunes and something of a live favourite one would imagine.

Taken as a whole this is a very promising debut album from Lattanzi. His compositions are always interesting and cover a wide stylistic and dynamic range.

The playing by all members of the group is of a uniformly high standard with Budynek and Panascia both catching the ear as distinctive soloists. Lattanzi himself is a fine drummer but Terol and Moiseenko sometimes become rather anonymous. Occasionally things can sound a little too dry and academic - and the group don’t always catch fire - but experience should spark that inspired looseness that paradoxically makes for the best jazz. There is considerable ability here and much potential for the future.

Silta Records: SR 0603

Review by Ian Mann


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---- Italiano ---

L’ultimo disco edito dall’eccellente etichetta italiana Silta ci presenta le meditate composizioni del batterista Paolo Lattanzi in una selezione di pezzi originali ed intriganti. L’album è stato registrato nel Massachusetts e sospetto che Lattanzi si trovi negli USA e sia o sia stato studente del famoso Berklee College of Music di Boston.

Lattanzi guida un quintetto che vede Nikolay Moiseenko ai sassofoni alto e soprano, Aurelien Budynek alle chitarre, Pau Terol al piano ed organo e Marco Panascia ai bassi acustico ed elettrico. C’è del raffinato lavoro di gruppo in questo disco e dei buoni soli da parte dei singoli musicisti in un programma ben bilanciato.

Il brano iniziale “Cicerchì’s Wanderlust” evidenzia nelle prime battute il tono carnoso e risonante del contrabbasso di Panascia ed insieme ad egli mette in risalto anche il talentuoso pianista Pau Terol. Questo medium tempo è un ottimo inizio.

“Just a Story” è più spigoloso e funky e funziona da veicolo per il sassofono asciutto e mordace di Moisenko. Lattanzi alla batteria fornisce un supporto dinamico che non si rifugia in ritmi scontati.

“14/2” è una ballad dai confini oscuri. Il ricco archetto di Panascia è seguito da un teso solo di chitarra acustica da parte di Budynek. Il sassofono soprano di Moisenko si intreccia alla trama uscendo ed entrando brillantemente. Il supporto misurato ed il tocco delicato ai piatti da parte di Lattanzi mostrano il suo lato più sottile.

“In a Dark Room” è un brano meno caratteristico rispetto a quelli che lo hanno preceduto. E’ un po’ troppo vicino ad un modo di fare fusion tipico degli anni settanta insieme ai licks del sassofono alto, basso elettrico e ritmi funk. Comunque, cambia tempo nel mezzo del pezzo e Lattanzi offre un interessante interludio di batteria.

“When it Doesn’t Matter” è un ritorno alla ballad con una bella introduzione al pianoforte da parte di Terol che enfatizza l’importanza dello spazio tra le note. La diligente e pacata chitarra di Budynek è in sintonia con l’umore del brano ed il delicato lavoro di spazzole di Lattanzi ed il basso di Panascia sui toni bassi aggiungono un appropriato supporto. Moiseenko di nuovo scorre fuori e dentro fornendo la necessaria punteggiatura, alle volte prendendo la linea melodica.

“Other Lands” è esotico ed avventuroso come suggerito dal titolo. Il solo sardonico, funkeggiante ed astuto di Terol anticipa l’ingresso rockeggiante di Budynek alla chitarra elettrica. Utilizzando inusuali effetti ed un linguaggio del tutto personale questo è uno dei soli di spicco dell’album. Lattanzi e Panascia forniscono un eccellente supporto mescolando appropriatamente sottigliezza e vigorosità.

I cambi ti metrica della title track ("Night Dancers") garantiscono una vetrina attraente per Budynek e Moiseenko mentre la sezione ritmica lotta con la complessità del pezzo. L’esperienza per l’ascoltatore è però rilassante e piacevole.

“Four Years Gone” è una breve vignetta ma il quintetto riesce a mettere molto in un minuto e mezzo! C’è una melodia accattivante provvista da Moiseenko e del gran lavoro di ensemble da parte del resto del gruppo.

L’episodico “Fairy Tales to a Child” è forse la composizione di maggior rilievo dell’album. Cresce lentamente di intensità attraverso i soli di Terol, Budynek, Moiseenko e Panascia. Una sorta di qualità cinematica in continuo movimento mantiene l’attenzione costante.

Il brano di chiusura, “May”, ha degli elementi blues suggeriti dall’organo di Terol. Il pezzo però attraversa maggiori percorsi dinamici e stilistici rispetto ad un tipico blues. Ancora una volta Budynek assume il ruolo di solista primario scatenando la sua chitarra e mostrando di nuovo le sue influenze rock mentre Lattanzi lo spalleggia con una tempestosa batteria. Il solo di Moiseenko è più rilassato ma alla fine chitarra e sassofono si uniscono per portare il brano verso un’eccitante conclusione. “May” è uno dei brani migliori dell’album e si può immaginare che possa anche essere un cavallo di battaglia dal vivo.

Preso per intero quello di Lattanzi è un promettente album d’esordio. Le sue composizioni sono sempre interessanti e coprono un ampio raggio stilistico e dinamico.

La performance dei vari membri del gruppo è uniformemente di alto livello con Budynek e Panascia che si distinguono come solisti. Lattanzi stesso è un batterista raffinato ma Terol e Moiseenko alle volte diventano piuttosto anonimi. In alcuni momenti certi segmenti possono suonare un po’ troppo asciutti ed accademici – ed il gruppo non sempre si accende – ma l’esperienza dovrebbe ingnire quella rilassatezza inspirata che paradossalmente è la miglior parte del jazz. C’è una considerevole abilità in questo album e molto potenziale per il futuro.

Silta Records: SR0603
Recensione di Ian Mann
 

 



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