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Giunge al termine la sesta stagione del Ueffilo Jazz Club con il magistrale The Jeff Ballard Trio feat. Lionel Loueke e Miguel Zenon
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Il CPM festeggia i suoi primi 25 anni con la Open Week. Quattro giorni di concerti, masterclass, seminari e incontri con i protagonisti della musica a porte aperte!
Tuscia in Jazz presenta la quinta edizione del Jimmy Woode Award, riservato agli Under 30
Moody Orchestra Featuring Ellade Bandini - Paolo Pallante - Valerio Zelli - Enzo Nini in un Omaggio alla Canzone d'autore Italiana
Ascolto funzionale e ascolto estetico: quando "la necessit spiega lo stile". Seminario a cura di Sandra Evangelisti
Anche questanno, con lavvicinarsi dellestate, sale la voglia di jazz e prende corpo la programmazione del FESTIVAL JAZZ ON THE ROAD, ormai appuntamento fisso dei bresciani con il jazz di levatura internazionale.
Proseguono le selezioni della terza edizione del Concorso Internazionale European Jazz Contest: 5/6 maggio @Caff Letterario - Roma
Organizzazione di Eventi Culturali e Musicali: saperi, pratiche e metodologie per arrivare all'organizzazione, programmazione e valorizzazione di un evento culturale e musicale.
Fasano Jazz: Un programma eccezionale per la rassegna pugliese: Patrizio Fariselli, Osanna & David Jackson, Carlo Morena e Iain Ballamy, l'inedita Richard Sinclair's Birthday Band in esclusiva internazionale, Rita Marcotulli con Danielsson e Gatto.
TORNA SABATO CLINIC: la rassegna gratuita di lezioni concerto con grandi musicisti che Ladybird Project, la Scuola di Musica sopra Cherubini, offre da aprile a giugno.
Saint Louis presenta Roma Jazz's Cool. Corso di Alto Perfezionamento Jazz - VI Edizione
Seminari Estivi di Siena Jazz: 40ª Edizione dei corsi internazionali di perfezionamento
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Premio Internazionale Massimo Urbani: "Concorso internazionale per solisti jazz" - Bando di Concorso
Jeff Richman & Paolo Patrignani. Lo Studio dell'improvvisazione Blues Rock Jazz Fusion. Una full immersion: Due clinics consecutivi + una sezione concerto

Tuscia in Jazz 2010 presenta Tuscia in Jazz Masterclass, seminari di musica jazz con: Dado Moroni, Dave Liebman, Rick Margitza, Eddy Gomez, Giorgio Rosciglione, Pippo Matino, Kurt Rosenwinkel, Flavio Boltro, Antonio Sanchez, Gege Munari, Tony Monaco, Shawnn Monteiro, Karl Potter, Ray Mantilla, Antonio Ciacca...

L'edizione 2010 dei seminari 'We Love Jazz' omaggia Bobby Durham, uno dei suoi docenti pi prestigiosi e, soprattutto, uno dei batteristi pi significativi della storia del jazz.
Nasce il Civita Summer Jazz, nel 2010 un nuovo festival in una delle pi belle localit della provincia di Viterbo.
Presso lo Studio 57 Fine Arts, sulla 57a West a New York, vicinissimo alla Carnegie Hall, agli show di Broadway, al Lincoln Center, vi sono delle uniche e rare litografie di Al Hirschfeld che ritraggono alcuni tra i pi rinomati musicisti jazz... (R. Zlokower)

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Roy Hargrove Quintet al Blue Note di Milano. Recensione del concerto e intervista al trombettista statunitense: "Hargrove si riconferma un vero fuoriclasse della tromba, dotato di un suono brillante e personale che lo rende riconoscibile e unico, e di una sensibilità non comune...un trombettista di rara eleganza dotato di energia, fraseggio e suono immediatamente riconoscibile ed estremamente personale." (Eva Simontacchi)
Laurent Cugny Quartet plays Joe Zawinul + Forum "Miles Davis"; Adam Nussbaum meets Riccardo Del Fra, Hervé Sellin, Pierrick Pedron; Jerry Bergonzi Trio. Tre concerti al Sunset/Sunside Club di Parigi (Luca Civelli)
Bireli Lagrene per Veneto Jazz Winter: "...si sperava che il concerto prendesse lentamente, ma gradualmente piede. Invece, fermo restando la sua indubbia bravura e la capacità di suonare in souplesse a qualunque metronomo, la scintilla non scoccava." (Giovanni Greto)
Han Bennink & Daniele D'Agaro per Risonanze 2010 a Venezia: "Non poteva aprirsi in maniera più felice la stagione 2010 di Risonanze...i musicisti hanno dato vita ad un unico set che ha tenuto desta l'attenzione di un pubblico eterogeneo, ipnotizzato dal virtuosismo di entrambi...Improvvisazione pensata e tradotta in suono sull'istante." (Giovanni Greto)
Bergamo Jazz 2010: "Tocca sempre a Bergamo il compito di inaugurare la nuova stagione del jazz in Italia, dall'alto di una tradizione di scintillante fattura, impreziosita dalla seconda conduzione artistica di Paolo Fresu, il cui obiettivo quest'anno è stato quello di concentrarsi su alcune delle correnti che attribuiscono al genere nuova linfa." (Vittorio Pio)
Maurizio Giammarco, Flavio Boltro e la Parco della Musica Jazz Orchestra presentano "Expanding Miles '65-'68" all'Auditorium Parco della Musica: "Una serata dai toni intensi, una personale rilettura delle assolute esplorazioni musicali originate dall'ultimo insuperabile quintetto di Miles Davis..." (Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante)
Intervista a Bebo Ferra: Io sono e resto un musicista di jazz. "Se le basi del linguaggio jazz sono comuni la nostra storia ci obbliga a differenziarci dagli improvvisatori d'oltreoceano. E non è solo un esigenza artistica. Io voglio raccontare, far sentire, qualcosa di me, delle mie origini, della la terra in cui sono nato. Non vuol dire che devo improvvisare su materiali sardi. Vuol dire che vorrei che la mia anima venisse in qualche maniera narrata dalla mia musica" (Marco Buttafuoco)
Intervista a Roy Hargrove: "Desidero che il pubblico si senta felice, e che si dimentichi dei problemi della vita. Io penso che si tratti proprio di questo per quanto mi riguarda. Se le persone non sono estremamente felici dopo lo spettacolo, allora sento che non ho fatto bene il mio lavoro..." (Eva Simontacchi)
Il Turismo Culturale si veste di Jazz. L'Hotel Universo di Lucca, un Jazzhotel "D.O.C.". Intervista a Marianna Marcucci e Igor Palmieri: "Chet Baker soggiornava spesso e tutti i lucchesi "storici" mi parlavano di lui non appena saputo che avevo preso le redini dell'Hotel. Mi raccontavano che si sedeva sul davanzale della finestra della camera e suonava, alle ore più impensabili della notte e la gente passava incuriosita e ascoltava. Ho poi ritrovato una foto che lo ritrae proprio su quel davanzale e la camera non potevo non dedicarla a lui!" (Alceste Ayroldi)
Paradossi, Musica e Mercato. Intervista a Fabrizio Alessandrini: "Oggi c'è una produzione abnorme di dischi. Le nuove tecnologie permettono a tutti di produrre lavori a basso costo, o addirittura in casa. Tutti si preoccupano di fare i dischi ma nessuno si pone la domanda: Perché il pubblico dovrebbe comprare il mio disco? E' inevitabile che in questa jungla, quello che c'è di buono viene inevitabilmente affossato." (Fabrizio Ciccarelli)
Parliamo di Bruno. Intervista a Franca De Filippi. Eva Simontacchi incontra Franca De Filippi con la quale ripercorre alcuni degli aspetti che hanno reso Bruno De Filippi un uomo amato, rispettato e spesso considerato un riferimento come rimarcano le testimonianze dei tanti colleghi e amici qui riportate. Quest'anno Bruno De Filippi avrebbe compiuto 80 anni che sarebbe stato solo un altro dei suoi ambiti traguardi e, purtroppo, l'unico non raggiunto...(Eva Simontacchi)

Fabrizio Bosso - Antonello Salis - Formia, 4 maggio 2010 (Riccardo Crimi)



Ornette Coleman - Penna bic su carta (Daniele Ricciu)



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Giovanni Hidalgo - Auditorium Parco Della Musica - Roma (Emanuele Vergari)



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Marco Tardito 'Amarilli Quartet'
The Music Of Claudio Monteverdi



Silta Records - SR0902

1. La pastorella mia spietata
2. Quando l’alba in oriente
3. Tu ridi sempre mai
4. Già mi credea
5. Godi pur del bel sen
6. I bei legami
7. Amarilli onde m'assale
8. De la bellezza le dovute lodi

Marco Tardito - soprano saxophone, arrangements
Giorgio Giovannini - trombone
Stefano Risso - double bass
Donato Stolfi - drums and percussioni



Silta Records
email: info@siltarecords.it
web: http://www.siltarecords.it

 


"fiori che nel bel giardino delle regie camere di Vostra Altezza
furono da Claudio mio fratello seminati e colti
"

così Giulio Cesare Monteverdi nell'edizione a stampa anno 1607. Marco Tardito si rammenta del suo illustre predecessore, per il quale nutre una genuina passione e predilezione. Pensa allora, con una intuizione fortunatissima - anche se non nuova - di rivolgersi ad un passato straordinario, "rileggendo" le straordinarie invenzioni Monteverdiane in un linguaggio contemporaneo di matrice afroamericana a lui più vicino. Ma "riletture"è termine fuorviante che tradisce lo spirito e il senso di questo riuscito progetto non rendendogli giustizia. Marco Tardito sceglie una manciata di brani (cinque) del Monteverdi maturo, dagli "Scherzi musicali a tre voci" (più altri tre dalle "Canzonette a tre voci.." esordio di un Monteverdi non ancora ventenne) e degli originali "non ascoltati per non esserne condizionato" solo rammenta, seppur liberamente, la conduzione melodica generale, sovente esposta a fine brano a far da chiusa e ricapitolazione. Nulla qui troviamo degli aspetti ritmici, di quelli timbrici e armonici dell'originale Monteverdiano qui trattato, per inciso mirabilmente, come materiale tematico grezzo sul quale è ancora utile lavorare. Forse il procedimento è un altro ancora e nasce da un cortocircuito semantico-creativo tra le suggestioni letterarie e di scrittura musicale originali, non approfondite ma lasciate volutamente in superficie, e le indubbie doti compositive di Marco Tardito.

Intuizione non nuova, dicevamo, saltano alla mente illustri precedenti, piuttosto distanti tra loro nel tempo e nelle intenzioni: la citazione dal "lasciatemi morire" in uno dei vertici dell'Art Ensemble Of Chicago" quel "Le Stances A Sophie" mai abbastanza celebrato, e poi, dopo un trentennio, la ripresa di un madrigale seppur non Monteverdiano (era di Carlo Gesualdo) nel "Two Steps, Waltzes And Other Matters Of The Heart" del quintetto di Gerry Hemingway. Alla formazione americano-olandese (Wierbos, Moore e Rejseger), una delle più interessanti e stabili di quel decennio, l'Amarilli Quartet sembra in qualche modo rifarsi, nella scelta tematica (ma le suggestioni "europee" del quintetto di Hemingway non si esaurivano nella isolata e occasionale ripresa madrigalesca), nella scelta timbrico armonica, con l'esclusione dell'ingombrante pianoforte, e ancor più nell'impasto timbrico trombone-contralto qui riproposto in maniera esclusiva. Del quintetto di Hemingway l'Amarilli ricorda anche la fluidità ritmico melodica e l'originalità motivica, unite qui ad una ancora maggiore attenzione agli aspetti compositivi. Resta da dire però, per ammissione dello stesso Tardito, che il riferimento è del tutto involontario ed è solo una lettura a posteriori del recensore.

Della proposta dell'Amarilli si apprezza il modo raffinatissimo e attento ai dettagli della conduzione complessiva, il rapporto felicemente risolto tra parti scritte e parti improvvisate. Quella dell'Amarilli è musica che richiede un'attenzione costante nel tempo, perché in esso si sviluppa e si articola; è musica che fa della varietà uno dei suoi punti di forza: considerata la grande economia di mezzi strumentali e tecnologici, la varietà è ottenuta completamente e solo con la forza delle idee musicali che continuamente affiorano e si avvicendano.

Sostanzialmente inutile soffermarsi su ogni singolo brano, una schematica indicazione della struttura compositiva di"Quando l'alba in oriente" può rendere conto dell'abilità compositiva di Marco Tardito: tema iniziale (tema dell'alba o tema1), poi il risveglio della natura con un tema semplice e orecchiabile ai limiti del banale (tema del canto degli uccelli o tema2), solo di trombone, ripresa del tema1, assolo di contrabbasso, ripresa del tema1 con un basso cambiato, assolo dell'alto in sette quarti vocalizzante ad evocante il canto dei Muezzin (con successivi e ripetuti cambi della scansione ritmica), tema finale con la ripresa del tema2 e del tema1, quale chiusa e ricapitolazione la presentazione delle tre voci monteverdiane.

Tutto questo accade in quasi dieci minuti di musica fluida e continuamente cangiante (da un punto di vista motivico, ritmico (ritmi pari e dispari ora alternati ora sovrapposti) e timbrico nonostante la "povertà" della formazione. Musica che in nessun momento lascia trapelare la ricchezza e la complessità compositivo-esecutiva che sottende, musica di grande finezza ed originalità, oltre (e indipendentemente da) i riferimenti monteverdiani. Musica resa possibile e viva grazie ad una formazione "stabile" da diversi anni nella quale quattro validissimi musicisti fanno dell'interplay e dell'equilibrio complessivo un elemento centrale. Tardito, musicista di grande talente e straordinaria umiltà, trova in Monteverdi un comodo paravento dietro cui nascondere le proprie cristalline doti compositive tutte poste al servizio di una musica non urlata, non modaiola ma di straordinaria sintesi e grande raffinatezza. Un disco da ascoltare ripetutamente con rinnovato interesse e piacere; un autore maturo a capo di una formazione emozionante che ci piacerebbe poter ascoltare più frequentemente nelle tante occasioni nostrane.

Andrea Gaggero per Jazzitalia




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Data pubblicazione: 08/05/2010

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